Prevenzione in fase di lock down

La prevenzione è sempre stata poco considerata da tutti perché la nostra cultura è di tipo sintomatologico e ad ogni sintomo abbiamo il giusto rimedio. Quando ci vuole ed usato con parsimonia il rimedio è sacrosanto, ma è sempre utile una corretta prevenzione.
In questo periodo stiamo vivendo una grande tensione psicofisica e i sintomi più diffusi sono sicuramente i dolori.
Visto e considerato che svolgo la professione di terapeuta da 30 anni mi permetto di dare qualche semplice consiglio.
Generalizzare non mi piace, in ambulatorio normalmente do indicazioni sempre personali in quanto non scodiamoci che siamo unici e quello che va bene per l’uno non va bene per l’altro.
In primo luogo dobbiamo liberare la testa dai troppi pensieri, dalle paure, dalla rabbia e dalle altre emozioni di questo genere. Non è facile chiaramente, ma provarci è sempre meglio di tenerle dentro di se. Anche perché in qualche maniera ci fanno ammalare. Non stiamo a specificare come, non è importante ora.
Svagarsi anche se si è costretti in casa non è semplice, si può andare a fare una passeggiata dove c’è del verde (non mi sembra ci sia un divieto per questo), si possono mettere in ordine cose, si può fare qualche lavoretto utile, si può pensare ad una idea commerciale e mettersi in moto per realizzarla, si possono fare attività piacevoli..
Insomma diamoci da fare e non stiamo sempre davanti alla TV o al cellulare.
L’attività fisica è molto importante.
Cosa fare? Il web è pieno di Trainer che propongono diverse attività. Visto il momento proporrei dello Yoga perché è la pratica psicofisica più vecchia ed efficace al mondo.
Lo Yoga permette di allungare i gruppi muscolari ma anche rilassarsi attraverso la respirazione.
La possono fare tutti e non ha controindicazioni.
Trovate facilmente tutorial gratuiti su YouTube.
L’alimentazione è ancora più importante dell’attività fisica. Sto vedendo tanta gente in sovrappeso, si mangia per noia. Non entro nel merito di cosa e come mangiare, questo semmai lo potreste fare con una ottima nutrizionista, mi limito a dire che si dovrebbe mangiare bene e soddisfare il palato ma le quantità e le associazioni dovrebbero essere sempre valutate. Inoltre evitare tutto ciò che è dolce ed industriale.
Come pratica terapeutica mi piace proporre il calore sotto forma di acqua calda. Non essendoci tante persone che hanno vasche da bagno, l’indicazione è la doccia calda, rimanendo sotto più del solito e più volte al giorno.
Per ultima cosa un buon integratore a base di propoli (antivirale) e polline (antiossidante).

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Iopocondria

L’ipocondria, più semplicemente la paura delle malattie, in questo periodo è aumentata notevolmente.
La pandemia ha esasperato i pensieri già non proprio sani di tanta gente e ritengo che certuni non si riprendano così facilmente. Se fino allo scorso marzo tante persone avevano paura dei tumori, oggi queste paure sembrano svanite a favore del COVID. Personalmente sono contento perché un conto è un tumore un conto è il coronavirus. Quindi qualcosa di buono ha prodotto questo difficile momento! Ma la paura resta la madre di tutte le malattie e non cambia averne per una cosa o per l’altra. La rassegnazione a questo stato attuale porta apatia e ad ogni sintomo strano l’associazione è immediata. L’ipocondriaco è alla ricerca di conferme e per prima cosa consulta il web, dove chiaramente trova pane per i suoi denti. Per lo stesso sintomo si trovano centinaia di malattie, quindi non è consigliato consultarsi con il Dr. Google. Sminuire i sintomi senza avere il pensiero sempre lì, fa si che lentamente il recupero spontaneo prevale. Spesso ci troviamo ad avere un dolore e dopo qualche giorno se ne va senza aver fatto ne preso nulla. L’ipocondriaco anche senza sintomi particolari pensa di ammalarsi ed a volte si crea i sintomi autonomamente. È un problema che aumenta sempre di più.

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Disturbi simili mai uguali

Mi capita spesso che una persona dica: un amico ha avuto il mio stesso disturbo, mi ha detto di fare questo o quello.
L’origine di un disturbo è sempre unico. Che sia un mal di schiena, una emicrania, una nevralgia, una infiammazione o altro.
Il sintomo come ad esempio il dolore, se non è causato da una evidente causa clinica acuta, andrebbe sempre valutato da persona a persona.
Quando si fanno terapie “standard” è un po’ come prendere una pillola che fa bene a tutto.
In realtà per quello che riguarda il dolore, attualmente ci sono due strade percorribili: i farmaci o le terapie.
A volte queste strade si possono e si devono percorrere assieme, a volte non c’è ne bisogno.
La cosa importante è comprendere le cause scatenanti e le varie interazioni organiche.
In fase di valutazione del disturbo andrebbe fatto un colloquio il più completo possibile, ma il tempo non lo permette.
Sono convinto che per curare serve prima comprendere: sia da parte del professionista che da quella del paziente.

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Cervicalgia

Il mal di collo (cervicalgia).. chi è il fortunato che non lo ha mai avuto? Dai 25 anni in su (spesso purtroppo anche dai 15 anni) penso in pochi. Perché? È chiaro che un problema debba esserci, magari una discopatia o un’ernia. Ma attribuire solo alla struttura questo disturbo comune, non è corretto. Se si pensa che il collo è la prima struttura di congiunzione tra la testa e il corpo..si comprende subito che l’alta % dei dolori in questa zona è causato da tensioni. In aumento vertiginosamente. Il dolore muscolare spesso è determinato dalla tensione per un motivo ben preciso nella vita. Il dolore al collo può essere acuto o cronico. Se acuto e viene interpretato come la medicina ufficiale dice, le cause meccaniche possono essere diverse. Innanzitutto una nevralgia cioè una irritazione dei nervi in uscita dal rachide cervicale. Questo può essere determinato nella maggior parte dei casi da una discopatia o ernia discale, da artrosi (ravvicinamento delle vertebre e conseguente calcificazione-osteofita) nella zona più sollecitata. Quando si perde la “curva”fisiologica che prende il nome di lordosi cervicale, per un trauma, per atteggiamenti posturali scorretti, per disturbi temporo-mandibolari e per tante altre cause, la colonna diventa più rigida e perde di elasticità. Nel tratto cervicale è invece indispensabile che ci sia molta mobilità perché poi i compensi possono creare dolore..

Il dolore al rachide cervicale di tipo cronico è un fastidio costante che non si attenua quasi mai. La limitata escursione del collo in rotazione e laterale, porta lentamente la persona a non effettuare più tutti i movimenti per evitare il male. Limitare la mobilità per poca tolleranza al dolore o per paura, non è propriamente corretto ed alla lunga può produrre rigidità, artrosi e dolore cronico. Poi, non è detto che a tutti la rigidità porti dolore, ad esempio le persone anziane sono spesso rigide per artrosi fisiologica e non hanno dolore, ma in linea di massima meglio mantenere una buona mobilità del rachide e non solo per il dolore..

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Artrosi

Questo è il testo parziale della Treccani sul significato della parola Artrosi:
“Malattia delle articolazioni di natura degenerativa, che compare in età adulta o, nei soggetti giovani, a seguito di un trauma che determini incongruità dei rapporti articolari dell’articolazione interessata. Interessa prevalentemente i polsi, le ginocchia, le anche, spesso in modo simmetrico, e la colonna vertebrale”.

Cosa significa? Semplicemente è un processo naturale di tipo degenerativo che, in assenza di cause specifiche, colpisce tutti prima o poi. Non si muore per artrosi, al massimo si ha dolore. La cosa strana è che ci sono persone con artrosi diffusa ma che non hanno alcun male ed altre con un principio, un male tremendo. Allora? Ogni persona è diversa questo mi sembra chiaro, spesso il danno seppur piccolo può provocare un dolore intenso perché ci sono altri fattori che incidono come causalità. Quali? Alimentazione innanzitutto. Un cattivo rapporto nutrizionale porta non solo al sovrappeso ma ad un metabolismo rallentato. Le abitudini posturali e la sedentarietà sono un altro fattore di rischio importante. Quello che si vive a livello emotivo aumenta senz’altro i dolori come espressione fisica del malessere. La riprova è che queste persone hanno un aumento di dolore quando sono più “tese”. Ci sarebbe da scrivere tanto su questo argomento..
I rimedi: farmacologici senza dubbio. Quando si ha male bisogna fare assolutamente qualcosa, sempre sotto controllo medico!
Il calore indotto come bagni termali o altro è un altro ottimo rimedio a meno che non ci sia una infiammazione acuta, dove invece va tenuto il freddo.
Il movimento armonico in tutte le sue forme, previene e migliora gli stati artrosici non gravi.

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Riflessioni

È impressionante quanto lo stato di malessere profondo di una persona la porti poi a creare sintomi fisici. C’è da dire che ognuno reagisce in maniera diversa in relazione alle esperienze maturate e quindi al carattere formato. Ma un malessere, che non per forza deve essere legato ad un trauma emotivo, in qualche maniera lo abbiamo attraversato tutti e in tanti lo vivono costantemente. Mi viene in mente la paura o il disagio o la rabbia. Queste tre emozioni ad esempio se continuano a vivere con noi e dentro di noi, possono creare disturbi. Comprendo che sia difficile accettare dopo tanti anni di informazioni unidirezionali, che alla base di tanti disturbi ci sia uno stato interiore, del tutto personale, come motivo primario. Ma purtroppo è così. La medicina è importante e indispensabile con le sue scoperte e tecnologie, la psicologia e la filosofia lo potrebbero essere per l’aiuto alle persone. Questi due mondi però non dialogano, non si interrogano, non collaborano, non studiano casi insieme. Peccato. In futuro dovrà succedere per forza. Le cose per ora sono andate così perché il processo evolutivo sociale è stato velocissimo in questi ultimi 60-70 anni. Bisognerebbe interrogarsi su tante cose ma non c’è tempo né voglia. Tutto e subito..

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Vertigini

Le Vertigini o l’instabilità in questo periodo sono un sintomo comune a tante persone. Spesso e giustamente si eseguono esami diagnostici strumentali per escludere patologie, ma quando lo specialista non trova nulla, che fare? L’instabilità stranamente nasce in un determinato periodo. Quando vedo persone con instabilità, loro credono che possa aiutarle perché un trattamento “al collo” o un “reset” posturale sia la soluzione. In parte è vero. Ma solo dopo aver capito perché si è creata l’instabilità. Se non si analizza insieme il periodo di insorgenza diventa difficile eliminare il sintomo. Forse lo può fare solo il farmaco ma sappiamo anche che non possiamo abusarne. A volte Il sintomo è il malessere che il nostro corpo produce verso l’esterno.
Rispetto a 20 anni fa questo sintomo è in aumento costante. Premesso che la persona che ne soffre deve verificare l’evoluzione a livello medico-diagnostico con gli opportuni esami, anche se spesso è tutto negativo. A quel punto ci si deve fare qualche domanda. Pensare che quello che viviamo non influisca sul nostro stato di salute non è molto corretto e non si tratta di una visione “olistica” ma la realtà. La scienza non ci aiuta molto anche se esistono lavori di questo genere. Un momento di instabilità legato alle diverse situazioni della vita può provocare un sintomo quale la vertigine. Quindi non solo disturbi dell’orecchio interno, di vista, temporo mandibolari, vascolari, posturali, ecc ma anche, chiamiamoli con un termine che conoscono in tanti ma non proprio perfetto..”psicosomatici”. A questo punto si deve affrontare ciò che disturba il nostro equilibrio. Non è facile soprattutto perché siamo abituati alla risoluzione del sintomo.

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Dolore alla schiena e altro..

Il dolore o il blocco della funzionalità avviene normalmente per una “spina lesiva” a livello vertebrale ma spesso viene esasperato da qualcos’altro. Il sintomo puó essere scatenato da quello che stiamo vivendo e pensando. Capisco che in molti storceranno il naso ma io la penso così. Con questo non voglio dire che una paura acuta ad esempio, causi una lombalgia ma potrá esserne il motivo scatenante. Il dolore e la perdita della funzionalità seguiranno il danno clinico che a sua volta verrà alimentato da altro. Quando ricevo qualcuno che accusa un dolore alla schiena da ipotetica ernia del disco e ritengo che abbia i requisiti per comprendere, a volte mi avventuro in discorsi un po’ difficili perché abituati ad altro. La prima richiesta da parte mia è capire cosa è accaduto nel periodo di insorgenza. Tutti pensano che mi riferisco a traumi o comunque a qualcosa di “fisico” e trovano spiegazioni che purtroppo non c’entrano o comunque non sono la causa primaria. Poi entro nello specifico e chiedo se è accaduto qualcosa nella vita, un pensiero disturbante o semplicemente se c’è qualcosa che preoccupa, ma senza chiedere il dettaglio. Solo un si o un no. Il risultato di questa richiesta è statisticamente un 95% di positività. Intendo dire che per quasi la totalità delle persone c’è una causa scatenante di tipo emotivo.
Potrei citare migliaia di esempi ne prendo uno che mi ha colpito particolarmente.
Anni fa vedo una signora, mi racconta che da 15 anni si blocca almeno 10 volte all’anno. Ernia del disco non operabile dice lei. Mi riferisce che il problema nasce in estate specificando giorno e anno. Le chiedo cosa è accaduto quel giorno e lei di primo acchito mi risponde nulla. Le faccio capire che mi serve aiuto da parte sua perché qualcosa deve essere successo ma lei non comprende ed è quasi scocciata dalle mie richieste. Dopo circa mezz’ora le viene una illuminazione.. e nel racconto ricorda che c’è stato un incidente mortale nel tragitto di ritorno a casa, dove lei suo marito e la bimba di 1 anno sono stati obbligati a fermarsi ed aspettare vedendo tutto quello che era accaduto.. Dopo un ora si blocca a casa per la prima volta. Le ho chiesto se secondo lei quel l’episodio potesse centrare con i suoi continui blocchi. Lei stupita da tale domanda mi dice cosa poteva centrare con la sua schiena e con la sua ernia. Finisce la seduta dopo 45’ di solo colloquio e se ne va un po’ arrabbiata perchè non le ho fatto terapia manuale. La rivedo la seconda volta dopo qualche giorno. Vuol parlare di questa cosa che “l’ha incuriosita”. Insieme capiamo che quello che ha visto le ha provocato una incredibile paura e che tutte le volte che da lì in poi ha avuto una qualsiasi paura, si è bloccata con la schiena. L’ho fatta molto breve..ma questa signora non ha mai più avuto un problema e pensa ancora che io sia un santone. Ah ah ah. L’ho solo aiutata a rimuovere una paura che era ancora dentro di lei e che si manifestava fisicamente. Collaboro con Psicoterapeuti e Medici tutti i giorni, non sono un tuttologo anzi combatto la tuttologia. Conosco i miei limiti ma a volte si deve andare oltre per aiutare..

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Colloquio

Nel colloquio iniziale con la persona che accusa un dolore acuto o cronico, prima di effettuare qualsiasi manovra terapeutica è indispensabile vedere i referti medici e radiologici, ascoltare la storia clinica e comprendere le cause primarie. Questo ultimo passaggio difficilmente viene effettuato perché la nostra cultura formativa non ci permette di pensare che la causa può essere anche lontana dal sintomo. È chiaro che la “spina lesiva” sarà in questo caso una compressione nervosa ma quello che mi sono sempre chiesto è perché si manifesta in occasioni particolari. Quando ad esempio stiamo vivendo un periodo difficile, di tensioni, di paure, di disagi ed anche quando semplicemente la nostra mente va dove non dovrebbe andare. Dobbiamo capire da quando è insorto il dolore, in quale occasione, il tipo di dolore, in quali momenti della giornata peggiora o migliora, la difficoltà che crea al corpo, se è stato già aggredito da farmaci, se è stato fatto un esame diagnostico, se migliora o peggiora con il movimento, se è stato eseguito un intervento Odontoiatrico o altro, se si è in sovrappeso e potrei continuare ancora per molto. Le informazioni che si ricevono sono molto importanti per stilare un programma personalizzato. L’autogestione guidata, quando si può fare, è ottimale per una migliore e duratura risoluzione del disturbo. La capacità personale di affrontare e migliorare il dolore e la funzionalità porta ad una autostima e ad una più veloce risoluzione qualora si ripresenti.

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Quali terapie per ernia discale?

Quale terapia Medica e Riabilitazione per ernia del disco? Per quello che riguarda le terapie mediche ritengo doveroso che il medico gestore utilizzi farmaci che possano diminuire il sintomo. Per la Riabilitazione è importante fare sempre una valutazione personale e non solo fisica. Una esasperazione di un dolore da ernia può avere diverse cause. Traumatiche, posturali, metaboliche, gnatologiche, tensive, ambientali e comportamentali.
Un primo colloquio è fondamentale per comprendere la causa primaria e soprattutto farla comprendere alla persona.

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